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Il comportamento degli alunni è un fattore fondamentale per la realizzazione del diritto allo studio: interviene a creare relazioni positive nell’ambiente scolastico, a formare il giusto metodo per affrontare le attività di studio ad evitare situazioni di disturbo, pericolo, danno per sé e per gli altri.

La scuola ha ruolo formativo in educando, ma ne ha uno ben definito (anche attraverso norme di comportano responsabilità civili e penali degli insegnanti, del D.S.) in vigilando. Rispetto al comportamento degli alunni, alla scuola sta il compito di creare (con procedimenti democratici) e diffondere le regole condivise da rispettare alle famiglie spetta il compito di creare le situazioni che consentano ai loro figli di rispettarle.

La scuola, quindi, essendo parte della cosiddetta società educante, ha anche il ruolo normativo e (con il voto di condotta) valutativo per la sua parte, in quanto non è la sola a dover costruire competenze comportamentali programmate.

Ne consegue che il voto di condotta non può andare a valutare risultati su specifiche competenze frutto di interazione scuola-studente, ma può solo sanzionare comportamenti di violazione delle regole o premiare la collaborazione nella realizzazione di finalità generali.

Si ricorda inoltre che con la riforma Gelmini il voto di condotta contribuisce alla media del profitto.

L’assegnazione del voto in condotta avviene, in sede di scrutinio, in seno al Consiglio di Classe, che valuta con attenzione le situazioni di ogni singolo studente e procede all’attribuzione considerando la prevalenza degli indicatori relativi ad ogni singolo voto.

 


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